L’inizio di settembre porta con sé il consueto rito del ritorno in classe per milioni di studenti italiani. Tuttavia, per i genitori la prima campanella coincide ormai con un vero e proprio salasso economico. Nel 2026, il fenomeno del “caro scuola” si conferma una delle voci di spesa più aspre e difficili da sostenere nei […]

L’inizio di settembre porta con sé il consueto rito del ritorno in classe per milioni di studenti italiani. Tuttavia, per i genitori la prima campanella coincide ormai con un vero e proprio salasso economico. Nel 2026, il fenomeno del “caro scuola” si conferma una delle voci di spesa più aspre e difficili da sostenere nei bilanci domestici, mettendo a dura prova la tenuta economica delle famiglie.
A livello nazionale, i monitoraggi delle associazioni dei consumatori delineano un quadro preoccupante. Secondo i dati diffusi dal Codacons, la spesa complessiva per ogni singolo studente, sommando il corredo scolastico (zaini, astucci, diari) e i libri di testo, può sfiorare la cifra record di 1.300 euro per i cicli di studio più impegnativi.
Anche prendendo come riferimento le stime più conservative di Federconsumatori che calcolano una spesa media di partenza di circa 658 euro a studente l’impatto rimane insostenibile per i nuclei monoreddito, le famiglie numerose o i lavoratori precari.
Per arginare i rincari e difendere i risparmi, i genitori italiani hanno dovuto modificare radicalmente le proprie abitudini d’acquisto, adottando strategie improntate al pragmatismo.
Molti scelgono di abbandonare i negozi tradizionali a favore dei grandi supermercati, attirati dalle promozioni “sotto costo” sui pacchetti di quaderni e cancelleria di base. Altri scelgono il mercato dei libri di testo di seconda mano che è diventato un canale di rifornimento essenziale. Mercatini studenteschi, piattaforme online dedicate e gruppi social di quartiere permettono di dimezzare la spesa per i testi scolastici.
Il “caro scuola” non rappresenta soltanto un problema di natura finanziaria, ma pone un serio interrogativo sull’effettiva gratuità e accessibilità dell’istruzione pubblica in Italia. Il timore espresso da sociologi ed educatori è che il costo economico dell’avvio scolastico possa trasformarsi in una barriera invisibile, amplificando le disuguaglianze sociali e limitando il diritto allo studio per le fasce di popolazione più vulnerabili. I bonus e i voucher regionali basati sul reddito (ISEE) rappresentano un aiuto concreto, ma spesso non bastano a coprire l’intera gamma di spese richieste per affrontare l’anno in modo sereno.
“Anche prendendo come riferimento le stime più conservative di Federconsumatori che calcolano una spesa media di partenza di circa 658 euro a studente l’impatto…”
Buon inizio d’anno scolastico da parte della nostra redazione.