La storica Casa del Clero di Cognento chiude definitivamente i battenti, segnando la fine di un’era per la diocesi di Modena – Nonantola. La decisione giunta dall’arcivescovo monsignor Erio Castellucci, rientra in una più ampia riorganizzazione dei servizi assistenziali per i sacerdoti anziani e malati della provincia. Una dozzina di presbiteri ospitati nella struttura alle […]

La storica Casa del Clero di Cognento chiude definitivamente i battenti, segnando la fine di un’era per la diocesi di Modena – Nonantola. La decisione giunta dall’arcivescovo monsignor Erio Castellucci, rientra in una più ampia riorganizzazione dei servizi assistenziali per i sacerdoti anziani e malati della provincia. Una dozzina di presbiteri ospitati nella struttura alle porte di Modena lasceranno quella che per molti è stata una casa per anni, per essere trasferiti presso la Cra Santa Chiara Casa del Clero, all’interno dell’ex Seminario di Carpi, la cui gestione è passata a un ente del terzo settore.Se dal punto di vista logistico e gestionale la scelta risponde a criteri di efficienza e sostenibilità socio-sanitaria, sul piano umano e comunitario apre un dibattito profondo.
È giusto trasferire i sacerdoti dopo una vita vissuta nella struttura?
La domanda tocca corde umane sensibilissime. Per un sacerdote anziano, la casa del clero non è un semplice albergo o una clinica: è il luogo dove si condivide la fraternità sacerdotale dopo decenni passati in prima linea nelle parrocchie. Sradicare persone in età avanzata e con fragilità fisiche dal proprio ambiente consolidato rappresenta sempre un trauma emotivo.
La chiusura di Cognento non è un caso isolato, ma lo specchio di una Chiesa che cambia e che deve fare i conti con il calo delle vocazioni e l’invecchiamento delle sue colonne storiche. La sfida pastorale e umana lanciata da monsignor Castellucci risulterà “giusta” solo se la nuova sistemazione non sarà vissuta come un parcheggio assistenziale, ma come un nuovo capitolo di cura dignitosa. La Chiesa si definisce una famiglia; e una famiglia si valuta soprattutto da come accompagna i suoi membri più fragili verso l’ultimo tratto di strada.
“La domanda tocca corde umane sensibilissime. Per un sacerdote anziano, la casa del clero non è un semplice albergo o una clinica: è il luogo dove si condivide…”
Se le risposte strutturali e l’accentramento a Carpi appaiono inevitabili sotto il profilo della sicurezza e della dignità della cura medica, l’operazione sarà davvero “giusta” solo se la comunità modenese saprà accorciare la distanza geografica con una rinnovata vicinanza affettiva. Perché un sacerdote non smette di essere un pastore quando si ammala, e una comunità si misura da come sa restare vicina a chi ha speso la vita intera per non lasciare indietro nessuno.