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POLITICA

Ex Ilva al capolinea: oggi scatta il blocco. Meloni corre ai ripari per evitare la rivolta sociale

L’acciaieria più grande d’Europa va verso il punto di non ritorno. Le procedure di spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto potrebbero essere avviate già oggi, mercoledì 16 settembre 2026. Si tratta di un’operazione complessa, resa inevitabile dopo che i magistrati milanesi hanno confermato il blocco definitivo dell’area entro la fine di […]

Cesare Barone
Cesare Barone
16 set 2026 · 1 min lettura · 2 views
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L’acciaieria più grande d’Europa va verso il punto di non ritorno. Le procedure di spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto potrebbero essere avviate già oggi, mercoledì 16 settembre 2026. Si tratta di un’operazione complessa, resa inevitabile dopo che i magistrati milanesi hanno confermato il blocco definitivo dell’area entro la fine di ottobre. Una decisione che rischia di paralizzare l’intera produzione e che sta innescando una vera e propria bomba sociale, con conseguenze potenzialmente devastanti per oltre 10.000 lavoratori. Di fronte all’imminente fermo degli impianti, la macchina governativa si è attivata d’urgenza. Nel pomeriggio è prevista la riunione del Consiglio dei ministri. L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni punta a varare un decreto d’urgenza per proteggere la filiera produttiva e, soprattutto, i dipendenti delle aziende dell’indotto, i soggetti più esposti a questo improvviso blocco delle attività. Sotto la lente d’ingrandimento del Governo tre punti fondamentali: ammortizzatori sociali straordinari, tra cui la cassa integrazione per le imprese della filiera; misure di accompagnamento alla pensione per i lavoratori più vicini ai requisiti e piani per la ricollocazione e la creazione di nuovi posti di lavoro sul territorio di Taranto.

L’acciaieria più grande d’Europa va verso il punto di non ritorno. Le procedure di spegnimento dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto…

Nelle prossime ore si deciderà il futuro industriale dell’acciaio italiano. La sfida per il Governo è duplice: assecondare i tempi stringenti dettati dalla magistratura e, contemporaneamente, stendere una rete di sicurezza economica per un intero territorio che rischia di scivolare nel baratro.

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