Un urlo silenzioso ma potentissimo si leva dalle aule universitarie della Calabria per scuotere le coscienze di un intero Paese. Si chiama “Educare le coscienze per prevenire la violenza e salvare vite” ed è il nuovo e ambizioso progetto di sensibilizzazione, prevenzione e formazione per contrastare la piaga del femminicidio, nato dalla sinergia tra l’Ufficio […]

Un urlo silenzioso ma potentissimo si leva dalle aule universitarie della Calabria per scuotere le coscienze di un intero Paese. Si chiama “Educare le coscienze per prevenire la violenza e salvare vite” ed è il nuovo e ambizioso progetto di sensibilizzazione, prevenzione e formazione per contrastare la piaga del femminicidio, nato dalla sinergia tra l’Ufficio di pastorale universitaria della diocesi di Catanzaro-Squillace e l’Università “Magna Graecia”.
Il manifesto programmatico dell’iniziativa, guidata da Don Roberto Corapi e dalla sua équipe accademica, ha l’obiettivo di trasformare l’ateneo in un vero e proprio laboratorio di cittadinanza, legalità e rispetto.
Il cuore del progetto è una campagna d’impatto immediato che non lascia spazio a interpretazioni o zone grigie. Lo slogan scelto è un imperativo categorico: “Denunciate prima che sia troppo tardi”. Non si tratta solo di un appello disperato alle donne vittime di abusi, ma di una chiamata alle armi per tutta la società civile, per i compagni di corso, per le famiglie e per gli amici. L’obiettivo è chiaro: imparare a leggere i segnali premonitori, non minimizzare mai i comportamenti tossici e rompere il muro dell’omertà prima che la violenza sfoci nell’irreparabile.
Per i promotori dell’iniziativa, tuttavia, intervenire a codice rosso attivato non basta più. Bisogna eradicare il problema alla radice. << Educare significa aiutare i giovani a comprendere che amore non significa possesso, controllo, gelosia, paura o sopraffazione >>, ha rimarcato don Roberto Corapi. In buona sostanza si tratta di una vera e propria sfida culturale che punta a ridefinire il concetto stesso di relazione tra i giovani adulti, sostituendo l’idea del dominio con la cultura dell’alterità e del rispetto della dignità della persona.
Il primo grande momento di confronto pubblico si terrà nel mese di ottobre proprio tra le mura dell’Ateneo catanzarese, che ospiterà il convegno di rilievo nazionale “Non chiamatelo amore”. L’evento vedrà la partecipazione di relatori di prestigio del mondo giuridico, accademico e sociale per tracciare una linea comune d’azione.
“Il cuore del progetto è una campagna d’impatto immediato che non lascia spazio a interpretazioni o zone grigie. Lo slogan scelto è un imperativo categorico:…”
Contestualmente, Don Corapi ha lanciato un forte appello alle istituzioni locali e nazionali per stringere un’alleanza educativa e sociale. L’obiettivo finale è la creazione di una rete permanente, che colleghi Chiesa, Università, scuole e forze dell’ordine, capace di ascoltare e proteggere in tempo reale. Perché difendere la vita, oggi, significa soprattutto avere il coraggio di educare prima che sia troppo tardi.