robbygiusti
robbygiusti
robbygiusti
POLITICA

Fino a quando giocheremo con il fuoco prima di capire che l’Europa rischia di bruciare?

L’ultimo raid russo contro un treno passeggeri a soli due chilometri dal confine polacco è l’ennesimo, drammatico campanello d’allarme di un conflitto che sta scivolando fuori da ogni controllo. Eppure, la risposta delle cancellerie occidentali e dei leader europei continua a seguire lo stesso identico, logoro copione: retorica bellicista, accuse incrociate e una totale, ostinata […]

Cesare Barone
Cesare Barone
14 set 2026 · 2 min lettura · 2 views
Segui

L’ultimo raid russo contro un treno passeggeri a soli due chilometri dal confine polacco è l’ennesimo, drammatico campanello d’allarme di un conflitto che sta scivolando fuori da ogni controllo. Eppure, la risposta delle cancellerie occidentali e dei leader europei continua a seguire lo stesso identico, logoro copione: retorica bellicista, accuse incrociate e una totale, ostinata cecità di fronte all’unica vera urgenza umanitaria e geopolitica: un cessate il fuoco immediato.

Mentre l’Alto rappresentante UE Kallas dichiara che “l’obiettivo era spaventare l’Occidente” invitando a non farsi intimidire, e da Parigi si denuncia il tentativo del Cremlino di “dividere gli alleati”, la realtà sul campo ci urla un messaggio ben diverso. A essere sotto attacco non sono solo le strategie diplomatiche o la tenuta della coalizione pro-Kiev; a essere sotto le bombe sono i civili, la sicurezza transfrontaliera e la stabilità stessa del nostro continente. Ha ragione Friedrich Merz nell’affermare che “la pace è a rischio in Europa”, ma sbaglia la diagnosi chi pensa di curare questo male continuando ad alimentare la spirale militare.

La spavalderia del Cremlino, che risponde alle condanne promettendo di “continuare a operare su tutto il territorio ucraino”, dimostra come la logica della pura forza militare sia finita in un vicolo cieco sanguinoso. Più armi inviamo, più la linea del fronte si avvicina pericolosamente ai confini della NATO; più si alza il tono dello scontro verbale, più i droni colpiscono a ridosso delle frontiere polacche, mettendo a rischio centinaia di passeggeri innocenti.

Continuare a ripetere che il cessate il fuoco sia una “resa” o un favore a Mosca è un esercizio di cinismo politico sulla pelle del popolo ucraino e degli stessi cittadini europei. Fermare i combattimenti non significa legittimare l’aggressione, significa congelare la catastrofe prima che il prossimo drone manchi il bersaglio di poche centinaia di metri, colpendo il territorio di un Paese NATO e trascinandoci tutti nella Terza Guerra Mondiale.

La spavalderia del Cremlino, che risponde alle condanne promettendo di “continuare a operare su tutto il territorio ucraino”, dimostra come la logica della…

Se l’obiettivo di Mosca era spaventare l’Occidente, la risposta non può essere l’incoscienza. È tempo che la diplomazia europea esca dal suo letargo retorico, smetta di misurare la propria fermezza in base al numero di munizioni promesse e imponga con forza la via del negoziato. L’alternativa non è la vittoria, ma un’escalation incontrollabile di cui nessuno può prevedere la fine.

OGNI DUBBIO È LECITO
Ti eri fatto un'idea leggendo solo il titolo?
Commenti0