La decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale la legge della Regione Emilia-Romagna sul fine vita non rappresenta affatto un atto di ostilità politica. Si tratta, al contrario, di un doveroso e imprescindibile richiamo all’ordine costituzionale e alla fondamentale tutela dell’uniformità dei diritti di tutti i cittadini italiani. Dinanzi alle dichiarazioni […]

La decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale la legge della Regione Emilia-Romagna sul fine vita non rappresenta affatto un atto di ostilità politica. Si tratta, al contrario, di un doveroso e imprescindibile richiamo all’ordine costituzionale e alla fondamentale tutela dell’uniformità dei diritti di tutti i cittadini italiani. Dinanzi alle dichiarazioni del presidente regionale Michele De Pascale, che ha evocato con toni accesi e fuori misura uno “scontro istituzionale”, appare oggi più che mai necessario ristabilire la realtà dei fatti e disinnescare la propaganda. Lo Stato centrale ha il compito insindacabile di garantire che temi di una gravità etica e sociale così profonda non vengano frammentati in venti ordinamenti locali differenti. Permettere a una singola Regione di procedere in totale autonomia su materie così delicate significherebbe legittimare inaccettabili discriminazioni tra i cittadini in base al mero territorio di residenza. I rilievi mossi da Palazzo Chigi non entrano nel merito della sensibilità del tema, né intendono negare la complessità del dibattito sul suicidio assistito. Denunciano, invece, una palese invasione delle competenze esclusive dello Stato e la totale carenza di un percorso realmente integrato con il sistema nazionale delle cure palliative. Legiferare a livello locale su materie che incidono direttamente sui diritti civili fondamentali e sui principi penali rischia di scardinare l’architettura stessa della nostra Costituzione. Rincorrere fughe in avanti ideologiche per meri scopi di posizionamento politico non fa il bene dei pazienti, ma alimenta un’anarchia giuridica estremamente pericolosa per la tenuta del Paese. La risposta a questioni di tale portata esige un quadro normativo nazionale solido, uniforme e condiviso. Con questo intervento, il Governo non fa altro che tutelare con fermezza e responsabilità il principio supremo di equità, uguaglianza e legalità costituzionale.
“La decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale la legge della Regione Emilia-Romagna sul fine vita non rappresenta…”