L’arcivescovo propone che una donna guidi la Liturgia della Parola e un sacerdote quella eucaristica. Una formula non prevista dall’attuale disciplina liturgica cattolica che apre un delicato confronto dottrinale MODENA – Una donna alla guida della Liturgia della Parola e un sacerdote alla presidenza della Liturgia eucaristica. È questa l’ipotesi formulata dall’arcivescovo-abate di Modena-Nonantola e […]

L’arcivescovo propone che una donna guidi la Liturgia della Parola e un sacerdote quella eucaristica. Una formula non prevista dall’attuale disciplina liturgica cattolica che apre un delicato confronto dottrinale
MODENA – Una donna alla guida della Liturgia della Parola e un sacerdote alla presidenza della Liturgia eucaristica. È questa l’ipotesi formulata dall’arcivescovo-abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, monsignor Erio Castellucci, in alcune dichiarazioni riportate dalla testata cattolica InfoVaticana.
«Finché le donne non potranno accedere al ministero ordinato, e quindi nemmeno al diaconato, si potrebbe immaginare una presidenza condivisa dell’Eucaristia: una donna presiederebbe la Liturgia della Parola e un sacerdote presiederebbe la Liturgia eucaristica. Sarebbe una profezia della copresidenza», sono le parole attribuite al presule.
Una proposta destinata inevitabilmente a provocare discussioni. Nell’attuale disciplina della Chiesa cattolica, infatti, la Messa costituisce un’unica celebrazione, composta dalla Liturgia della Parola e dalla Liturgia eucaristica, entrambe presiedute dal sacerdote o dal vescovo. I fedeli laici, uomini e donne, possono proclamare le letture, animare il canto e svolgere diversi ministeri liturgici, ma la categoria della “copresidenza” tra un laico e un ministro ordinato non è prevista dai libri liturgici né dal Codice di diritto canonico.
La questione non riguarda quindi soltanto un maggiore coinvolgimento femminile nella vita ecclesiale, obiettivo sul quale il confronto all’interno della Chiesa è da tempo aperto. L’espressione utilizzata da Castellucci interviene direttamente sulla modalità con cui viene intesa la presidenza della celebrazione eucaristica.
Il tema si intreccia inoltre con il dibattito sull’ordinazione femminile. Nella lettera apostolica Ordinatio Sacerdotalis del 1994, san Giovanni Paolo II affermò che la Chiesa «non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale». Il documento riguarda specificamente il sacerdozio ministeriale, mentre negli ultimi anni sono proseguiti gli studi e le discussioni sull’eventuale diaconato femminile, senza che siano state introdotte modifiche alla disciplina vigente.
Al momento non risulta un pronunciamento pubblico del Dicastero per la Dottrina della Fede o del Dicastero per il Culto Divino sulle dichiarazioni attribuite all’arcivescovo modenese.
Resta quindi una domanda che non può essere liquidata come una semplice provocazione: si tratta soltanto di un’ipotesi pastorale oppure dell’introduzione di una concezione liturgica incompatibile con l’attuale dottrina della Chiesa?
Su una materia tanto delicata sarebbe auspicabile un chiarimento diretto della Diocesi di Modena-Nonantola, così da conoscere il contesto completo delle parole di Castellucci ed evitare interpretazioni improprie.
Sorprende, intanto, il silenzio di gran parte dell’informazione locale su una vicenda che riguarda direttamente la Chiesa modenese e che sta suscitando reazioni ben oltre i confini della provincia.
Robbygiusti.it resta disponibile a ospitare integralmente eventuali precisazioni o repliche della Diocesi.
“«Finché le donne non potranno accedere al ministero ordinato, e quindi nemmeno al diaconato, si potrebbe immaginare una presidenza condivisa dell’Eucaristia:…”
Cesare Barone Direttore responsabile di Robbygiusti.it
Cristo scelse 12 uomini come Suoi Apostoli . Giovanni Paolo, II nella lettera apostolica “Ordinatio Sacerdotalis” (1994), nella quale affermò che la Chiesa “non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale”