SALA: «COSA AVREI DOVUTO FARE?» UNA RISPOSTA C’È: RAPPRESENTARE MILANO Da oggi Malpensa porta ufficialmente il nome di Silvio Berlusconi. Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il presidente del Senato Ignazio La Russa, Matteo Salvini, Attilio Fontana, Paolo Berlusconi e i vertici di SEA ed ENAC. Il Comune di Milano, invece, non c’era. Beppe […]

SALA: «COSA AVREI DOVUTO FARE?» UNA RISPOSTA C’È: RAPPRESENTARE MILANO
Da oggi Malpensa porta ufficialmente il nome di Silvio Berlusconi. Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, il presidente del Senato Ignazio La Russa, Matteo Salvini, Attilio Fontana, Paolo Berlusconi e i vertici di SEA ed ENAC. Il Comune di Milano, invece, non c’era.
Beppe Sala ha spiegato così la propria assenza: aveva combattuto contro quella decisione e si è chiesto se avrebbe dovuto partecipare «con un finto sorriso». Nello stesso momento era a Inveruno per l’inaugurazione di una piazza dedicata a Piersanti Mattarella.
La sua posizione è coerente? Certamente con la battaglia politica che ha portato avanti. Ma il punto è un altro: un sindaco rappresenta soltanto se stesso e le proprie convinzioni politiche, oppure rappresenta un’intera città anche quando non condivide una decisione?
Essere presenti a una cerimonia istituzionale non significa necessariamente approvarne ogni scelta. Sala avrebbe potuto partecipare, mantenere tutte le proprie riserve e rappresentare Milano.
Anche perché il Comune aveva già tentato la strada giudiziaria: nell’aprile scorso il TAR Lombardia ha respinto il ricorso contro l’intitolazione, stabilendo che la denominazione degli aeroporti, infrastrutture appartenenti al demanio statale, compete allo Stato.
Sala domanda: «Cosa avrei dovuto fare?»
Una possibile risposta è molto semplice: fare il sindaco di tutti, anche quando una decisione non piace.
Perché le opinioni politiche appartengono a Beppe Sala. La fascia tricolore, invece, rappresenta Milano.
“Beppe Sala ha spiegato così la propria assenza: aveva combattuto contro quella decisione e si è chiesto se avrebbe dovuto partecipare «con un finto sorriso».…”
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