di Robby Giusti

Negli ultimi anni, il governo ha spesso giocato con le accise sui carburanti, presentando modifiche fiscali come manovre di equità economica. L’ultima trovata? Aumentare le accise sul diesel e abbassarle in egual misura sulla benzina. Una mossa che, a prima vista, potrebbe sembrare un riequilibrio giusto tra i due carburanti, ma che in realtà si traduce in un aumento di tasse per la stragrande maggioranza degli italiani. Un capolavoro di magia fiscale: ora paghi di più, ma ti fanno credere di stare meglio!

Perché è una presa in giro?

  1. Il diesel è ancora il carburante più usato: In Italia, circa il 73% dei consumi di carburante per autotrazione riguarda il gasolio, mentre la benzina rappresenta solo il 27%. Questo significa che l’aumento delle accise sul diesel colpirà molte più persone di quante beneficeranno della riduzione sulla benzina. Ma tranquilli, ci dicono che è “equità fiscale”.
  2. Chi guida un’auto diesel paga di più, senza alternative: Chi ha un’auto diesel, spesso per necessità lavorativa o per risparmiare sui consumi, non può semplicemente passare alla benzina dall’oggi al domani. Il costo della transizione rimane sulle spalle dei cittadini. Ma forse lo Stato si aspetta che tutti cambino auto con uno schiocco di dita, magari finanziandola con gli spicci trovati sotto i sedili.
  3. Effetto a catena sui prezzi: La maggior parte dei veicoli commerciali e dei mezzi di trasporto merci usa il diesel. Un aumento del prezzo del gasolio si rifletterà inevitabilmente su tutti i beni di consumo, portando a un generale incremento del costo della vita. Quindi non solo paghi di più alla pompa, ma anche al supermercato. Un affarone!
  4. Lo Stato ci guadagna, gli italiani no: La “rimodulazione” delle accise non è una misura a saldo zero. Il gettito fiscale dallo Stato aumenterà, perché più persone pagheranno di più per il diesel rispetto ai pochi beneficiari della riduzione sulla benzina. L’equilibrio perfetto… per le casse pubbliche!

Una misura che punisce chi lavora

Questa strategia colpisce in particolare chi fa uso intensivo dell’auto per lavoro: pendolari, autotrasportatori, rappresentanti e tutti coloro che non possono fare a meno del diesel per le lunghe percorrenze. Inoltre, le imprese di trasporto, già messe in difficoltà dall’aumento dei costi energetici, vedranno una crescita ulteriore dei loro oneri. Alla fine, pagano tutti. Tranne lo Stato, che ovviamente ci “perde” talmente tanto che continua ad aumentare le accise.

Conclusione: un gioco di prestigio fiscale

Quella che viene venduta come una misura di equità fiscale è in realtà un’operazione che grava sulle spalle degli italiani, con ripercussioni economiche che vanno ben oltre il semplice pieno di carburante. Mentre lo Stato incassa di più, i cittadini pagano il conto di una politica fiscale mascherata da riequilibrio. Un’altra “rimodulazione” che, ancora una volta, si traduce in una fregatura.

Ma tranquilli, ci dicono che lo fanno per il nostro bene. E mentre ci svuotano le tasche, ci lasciano pure il resto: un bel sorriso amaro.

Robby Giusti

Robby Giusti è un uomo dalle molte vite. La musica è la sua più grande passione, lo ha portato a firmare con EMI Music, vincere Sanremo International e collaborare con artisti di fama. Ma il suo percorso non si è fermato lì.

Dall’Accademia Militare di Modena alla politica, dall’imprenditoria nel settore immobiliare e dei marmi alla comunicazione, ha sempre seguito la voglia di sperimentare. Ha fondato una casa editrice, una casa di produzione cinematografica e oggi è tra i maggiori esperti di social media in Italia.

Tra satira e opinioni, musica, televisione e impegno sociale, continua a reinventarsi, senza mai abbandonare la sua passione per l’arte. Per lui, ogni sfida è solo un nuovo inizio.

"Ogni dubbio è lecito..."

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1 commento

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  • CI SONO ANCORA ACCISE PER LA GUERRA DELL’ABISSINIA .NAZIONE AFRICANA CHE NON ESISTE PIÙ DA VARI DECENNI.

    QUANDO SCENDEREMO TUTTI IN STRADA ?