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POLITICA

IL PLOTONE DELLA CASA BIANCA: SE IL RITORNO ALLA FUCILAZIONE SPEZZA PIÙ DI UNA MORATORIA

Il via libera del presidente degli Stati Uniti Donald Trump all’esecuzione mediante fucilazione per Nidal Malik Hasan non è solo l’epilogo giudiziario di una delle pagine più dolorose della storia militare recente americana. La decisione di giustiziare l’ex psichiatra dell’esercito, responsabile della strage del 2009 nella base di Fort Hood (13 morti e 32 feriti), […]

Cesare Barone
Cesare Barone
6 ott 2026 · 2 min lettura · 1 views
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Il via libera del presidente degli Stati Uniti Donald Trump all’esecuzione mediante fucilazione per Nidal Malik Hasan non è solo l’epilogo giudiziario di una delle pagine più dolorose della storia militare recente americana. La decisione di giustiziare l’ex psichiatra dell’esercito, responsabile della strage del 2009 nella base di Fort Hood (13 morti e 32 feriti), squarcia un silenzio che durava da oltre sessant’anni, riaprendo una ferita etica e politica mai rimarginata nel tessuto profondo del Paese. Dal 1961, anno dell’impiccagione del soldato semplice John Bennett, la giustizia militare statunitense aveva mantenuto una moratoria di fatto sulle esecuzioni capitali. Con la raccomandazione del Segretario alla Difesa Pete Hegseth e la firma del presidente, la Casa Bianca compie una svolta drastica. Scegliere il plotone d’esecuzione dell’esercito per un crimine di matrice jihadista – rivendicato dallo stesso Hasan per difendere la leadership dei talebani – risponde a una precisa retorica di fermezza assoluta e tolleranza zero contro il terrorismo. Tuttavia, l’uso della forza letale dello Stato in ambito militare solleva interrogativi che vanno ben oltre la pur brutale dinamica dell’attacco del 2009. La reintroduzione pratica della pena di morte solleva inevitabilmente il dibattito tra due visioni inconciliabili di giustizia: la linea della retribuzione: i sostenitori del provvedimento argomentano che la gravità del reato di Hasan – un tradimento consumato dall’interno, con il massacro di colleghi inermi – esiga la massima sanzione prevista dal codice di giustizia militare, fungendo da estremo monito e la prospettiva dei diritti umani: le associazioni abolizioniste e parte dell’opinione pubblica internazionale vedono nella fucilazione un metodo anacronistico e crudele. Il timore diffuso è che la fine di questa moratoria possa spianare la strada a una nuova stagione di esecuzioni federali e militari, trasformando la giustizia in una dimostrazione di forza politica. Quello lanciato dall’amministrazione Trump non è solo un verdetto legale, ma un messaggio politico calcolato. In un’epoca di forti polarizzazioni, la scelta del plotone d’esecuzione intende riaffermare l’autorità sovrana dello Stato e la totale intransigenza verso chi attacca le forze armate dall’interno. Resta da vedere se questa mossa riuscirà a garantire un senso di chiusura per le famiglie delle vittime di Fort Hood o se finirà per esacerbare le divisioni interne su uno dei temi più divisivi della democrazia americana.

“Il via libera del presidente degli Stati Uniti Donald Trump all’esecuzione mediante fucilazione per Nidal Malik Hasan non è solo l’epilogo giudiziario di una…”

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