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POLITICA

Il diritto di protestare non è il diritto di distruggere: la crisi della scuola francese oltre la disinformazione

Le immagini che arrivano in questi giorni dalla Francia raccontano una frattura sociale profonda, che ha come epicentro il luogo che più di tutti dovrebbe garantire il futuro e l’integrazione: la scuola. Centinaia di istituti bloccati, tensioni nelle periferie di Parigi, a Nantes e a Marsiglia, scontri con le forze dell’ordine e attacchi inaccettabili ai […]

Cesare Barone
Cesare Barone
2 ott 2026 · 2 min lettura · 2 views
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Le immagini che arrivano in questi giorni dalla Francia raccontano una frattura sociale profonda, che ha come epicentro il luogo che più di tutti dovrebbe garantire il futuro e l’integrazione: la scuola. Centinaia di istituti bloccati, tensioni nelle periferie di Parigi, a Nantes e a Marsiglia, scontri con le forze dell’ordine e attacchi inaccettabili ai vigili del fuoco impegnati a spegnere i roghi. I numeri diffusi dal Ministero dell’Interno e dell’Istruzione delineano uno scenario drammatico, fatto di centinaia di fermi e decine di feriti sia tra gli agenti che tra gli stessi studenti. Le ragioni della mobilitazione studentesca affondano le radici in problemi reali e strutturali: la cronica carenza di personale, il deterioramento degli edifici scolastici e la richiesta legittima di maggiori investimenti nell’istruzione pubblica. Richieste che meritano ascolto e risposte politiche concrete. Tuttavia, quando la contestazione devia verso la violenza cieca, la distruzione del bene comune e l’assalto a chi garantisce la sicurezza pubblica, perde ogni legittimità democratica. Protestare è un diritto fondamentale; dare alle fiamme un liceo o aggredire i soccorritori è un crimine che danneggia in primis le comunità più vulnerabili. In questo clima di comprensibile esasperazione e tensione mediatica, diventa però altrettanto fondamentale separare i fatti dalla propaganda e dall’allarmismo. Nelle scorse ore, ad esempio, ha fatto il giro dei media la notizia shock secondo cui il preside del liceo Victor Hugo di Marsiglia sarebbe stato intenzionalmente cosparso di benzina da un gruppo di manifestanti. Una ricostruzione che ha comprensibilmente sollevato un’ondata di indignazione globale. Tuttavia, le successive verifiche delle autorità scolastiche locali hanno ridimensionato la dinamica dell’accaduto: il dirigente scolastico non è stato vittima di un tentativo di linciaggio premeditato, ma è stato accidentalmente raggiunto da schizzi di carburante durante le concitate fasi del blocco dell’istituto. Questo chiarimento non cancella la gravità del contesto e la totale inaccettabilità delle tensioni fuori dalle scuole, ma ci ricorda quanto sia pericoloso soffiare sul fuoco dell’emotività pubblica in momenti così delicati.Sul piano politico, lo scontro è totale. Il governo accusa la sinistra radicale di La France Insoumise di soffiare sul fuoco della rivolta per tornaconto elettorale; le opposizioni replicano difendendo il diritto al dissenso e accusando l’esecutivo di voler criminalizzare l’intera protesta per nascondere i propri fallimenti nella gestione del sistema scolastico. La Francia si trova oggi davanti a un bivio pericoloso. Per uscire dal caos è necessario un doppio binario imprescindibile: da un lato, il ripristino immediato della legalità e della sicurezza, senza alcuna tolleranza per le frange violente; dall’altro, la volontà della politica di aprire un dialogo serio e non ideologico sulla scuola. Perché la violenza va condannata senza se e senza ma, ma le risposte ai problemi di un’intera generazione non possono essere affidate unicamente ai reparti antisommossa.

“Le immagini che arrivano in questi giorni dalla Francia raccontano una frattura sociale profonda, che ha come epicentro il luogo che più di tutti dovrebbe…”

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