In un momento storico cruciale per la Chiesa cattolica, con il conclave ormai imminente, cresce l’interesse e l’attenzione su un nome che da tempo riecheggia nei corridoi del Vaticano: Pietro Parolin, attuale Segretario di Stato della Santa Sede. Figura riservata, abile diplomatico e profondo conoscitore della macchina vaticana, Parolin potrebbe essere il prossimo Papa. Ma […]

In un momento storico cruciale per la Chiesa cattolica, con il conclave ormai imminente, cresce l’interesse e l’attenzione su un nome che da tempo riecheggia nei corridoi del Vaticano: Pietro Parolin, attuale Segretario di Stato della Santa Sede. Figura riservata, abile diplomatico e profondo conoscitore della macchina vaticana, Parolin potrebbe essere il prossimo Papa. Ma chi è davvero quest’uomo che molti definiscono “l’ombra silenziosa del pontificato di Francesco”? Scopriamolo insieme.
Pietro Parolin nasce il 17 gennaio 1955 a Schiavon, un piccolo paese della provincia di Vicenza. Figlio di una maestra e di un commerciante di ferramenta, cresce in un contesto familiare umile ma fortemente radicato nella fede cristiana. A soli dieci anni perde il padre: una ferita che segnerà profondamente il suo cammino umano e spirituale.
È il parroco del paese, don Augusto Fornara, a riconoscere in quel ragazzo sensibile e riflessivo una vocazione speciale. Lo incoraggia a entrare in seminario, dove Parolin si distingue per la sua intelligenza, la sua disciplina e una fede profonda, mai ostentata.
Ordinato sacerdote il 27 aprile 1980, Parolin non si ferma alla formazione teologica. Consegue una laurea in Diritto Canonico alla Pontificia Università Gregoriana e si diploma alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, la scuola dei futuri ambasciatori della Santa Sede.
Nel 1986 entra nel servizio diplomatico vaticano. Da lì in poi, la sua ascesa è costante ma silenziosa, sempre più vicino ai vertici della Curia: prima in Nigeria, poi in Messico, dove affina le sue doti di mediatore. Il suo stile è sobrio, ma efficace. Piace perché non cerca i riflettori, ma ottiene risultati.
Nel 2002 diventa Sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, occupandosi di dossier delicatissimi. È lui a tenere i contatti con la Cina per riaprire un canale di dialogo interrotto da decenni. Una trattativa lenta, paziente, quasi invisibile, ma destinata a portare all’accordo del 2018 sulla nomina dei vescovi.
Nel 2009 Benedetto XVI lo nomina nunzio apostolico in Venezuela, paese segnato da tensioni politiche e povertà crescente. Parolin si distingue ancora per il suo stile: sempre dialogante, ma mai ambiguo. Sa parlare ai governi senza tradire il Vangelo.
Il 31 agosto 2013, appena pochi mesi dopo l’elezione di Papa Francesco, viene chiamato a ricoprire uno dei ruoli più delicati della Chiesa: Segretario di Stato vaticano. È il “numero due”, l’uomo che gestisce la politica estera, l’organizzazione interna, i rapporti con i governi di tutto il mondo.
Nel febbraio 2014 diventa cardinale. Da quel momento, Parolin è al centro di tutte le decisioni chiave della Chiesa, ma resta fedele al suo stile: basso profilo, alta strategia. Media tra le correnti interne, mantiene aperti canali con le superpotenze, e accompagna il pontificato di Francesco con discrezione e lealtà.
Oggi, alla vigilia del conclave che dovrà scegliere il successore di Francesco, Pietro Parolin è considerato da molti uno dei favoriti. Ha l’età giusta (70 anni), l’esperienza, la rete di relazioni internazionali e — soprattutto — la fiducia di ampie fasce del Collegio cardinalizio. È un uomo di continuità, ma anche di equilibrio. Sa parlare ai conservatori, senza spaventare i progressisti. E ha una visione della Chiesa come ponte tra i popoli, fedele alla sua missione spirituale ma presente nelle grandi questioni del mondo.
Chi lo conosce dice che non ama i riflettori, né le ambizioni personali. “Se mi chiamano, risponderò. Ma non cerco nulla”, avrebbe confidato una volta. E in effetti, se il prossimo Papa sarà Pietro Parolin, sarà perché in lui molti vedono non solo un pastore capace, ma un uomo giusto, di pace, di fede profonda e visione lucida.
“È il parroco del paese, don Augusto Fornara, a riconoscere in quel ragazzo sensibile e riflessivo una vocazione speciale. Lo incoraggia a entrare in seminario,…”
Sarà lui il prossimo Papa? La risposta spetta allo Spirito Santo — e al conclave. Ma intanto il mondo guarda a lui. E lo fa con rispetto.
Robby Giusti è un uomo dalle molte vite. La musica è la sua più grande passione, lo ha portato a firmare con EMI Music, vincere Sanremo International e collaborare con artisti di fama. Ma il suo percorso non si è fermato lì. Dall’Accademia Militare di Modena alla politica, dall’imprenditoria nel settore immobiliare e dei marmi alla comunicazione, ha sempre seguito la voglia di sperimentare. Ha fondato una casa editrice, una casa di produzione cinematografica e oggi è tra i maggiori esperti di social media in Italia. Tra satira e opinioni, musica, televisione e impegno sociale, continua a reinventarsi, senza mai abbandonare la sua passione per l’arte. Per lui, ogni sfida è solo un nuovo inizio. "Ogni dubbio è lecito..."
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