La Conferenza Episcopale Italiana (CEI), guidata dal cardinale Matteo Zuppi, ha calato definitivamente la maschera, presentando le “schede per la conoscenza dell’islam” in un trionfo di retorica ecumenica nei locali dell’Ambasciata italiana presso la Santa Sede. L’iniziativa, confezionata a quattro mani con sigle islamiche come l’UCOII, viene spacciata come la cura definitiva contro l’ignoranza e […]

La Conferenza Episcopale Italiana (CEI), guidata dal cardinale Matteo Zuppi, ha calato definitivamente la maschera, presentando le “schede per la conoscenza dell’islam” in un trionfo di retorica ecumenica nei locali dell’Ambasciata italiana presso la Santa Sede. L’iniziativa, confezionata a quattro mani con sigle islamiche come l’UCOII, viene spacciata come la cura definitiva contro l’ignoranza e i pregiudizi degli italiani. Nei fatti, però, si traduce in un’operazione ideologica e sconsiderata, un vero e proprio suicidio culturale che stravolge l’ora di religione cattolica e rovescia ogni logica sul dovere di integrazione. Siamo di fronte ad una capitolazione intellettuale della Chiesa; un’amnesia colpevole sulla realtà: le 11 schede offrono una versione edulcorata e da favola del mondo islamico. Il fondamentalismo viene liquidato come un dettaglio marginale, ignorando deliberatamente che la stragrande maggioranza dei regimi islamici rappresenta la prima causa di persecuzione anticristiana nel mondo. Si tace sulla mancanza di libertà religiosa nei Paesi musulmani e si chiudono gli occhi davanti a segnali evidenti di mancata assimilazione nelle nostre strade, dalle donne segregate dietro ai veli integrali fino ai tentativi di imporre corti arbitrali islamiche parallele allo Stato. Il dialogo, per come lo intende la CEI di Zuppi, è a senso unico. Invece di pretendere che chi arriva in Italia impari a conoscere e rispettare la fede e la cultura del Paese ospitante, sono i vescovi a fare da uffici di pubbliche relazioni per l’islam nelle scuole. Non esiste, né mai esisterà, un’iniziativa speculare da parte dei centri culturali islamici per spiegare il cattolicesimo ai propri fedeli. Con la scusa del “cambiamento d’epoca”, i vertici della CEI stanno subdolamente svuotando l’Ora di religione cattolica per trasformarla in una grigia e relativista “Storia delle religioni”. La mossa aggira in modo surrettizio l’Articolo 9 dell’Accordo di Villa Madama del 1984 (il Nuovo Concordato), il quale giustifica l’ora di religione nelle scuole pubbliche esclusivamente perché «i princìpi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano». Poiché una riforma formale del Concordato richiederebbe un complesso iter legislativo bilaterale tra lo Stato e la Santa Sede — storicamente ostacolato da veti incrociati —, la CEI ha scelto la via del fatto compiuto. Imponendo queste schede scritte a quattro mani con teologi islamici, si snatura l’insegnamento confessionale protetto dalla legge costituzionale per fare spazio a un’ora interreligiosa statalizzata, regalando alle sigle islamiche una legittimazione e una cattedra che lo Stato italiano non ha mai concesso loro tramite un’intesa. Ci troviamo davanti a un abisso rispetto alla lungimiranza del cardinale Giacomo Biffi, che già nel 2000 avvertiva che l’Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Il suo successore, il cardinale Zuppi, sembra aver già fatto la sua scelta di campo: gioca a viso aperto per l’islam, sacrificando l’identità cristiana sull’altare del politicamente corretto.
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