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CRONACA

SOVRANITA’ DELLA LEGGE O GIUSTIZIA PARALLELA? IL CASO DEL “TRIBUNALE SCIARAITICO” A PADOVA RIACCENDE LO SCONTRO SUI CONFINI DEL DIRITTO NAZIONALE

Il recente esposto presentato alla Procura della Repubblica dall’avvocato Francesco Minutillo, esponente di Futuro Nazionale, ha sollevato un acceso dibattito politico e mediatico in merito alla nascita della Camera Arbitrale Islamica Italiana con sede a Padova. Al centro della polemica vi sono il regolamento e le definizioni utilizzate dall’organismo sulla propria piattaforma online, tra cui […]

Cesare Barone
Cesare Barone
8 ott 2026 · 3 min lettura · 4 views
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Il recente esposto presentato alla Procura della Repubblica dall’avvocato Francesco Minutillo, esponente di Futuro Nazionale, ha sollevato un acceso dibattito politico e mediatico in merito alla nascita della Camera Arbitrale Islamica Italiana con sede a Padova. Al centro della polemica vi sono il regolamento e le definizioni utilizzate dall’organismo sulla propria piattaforma online, tra cui le espressioni “Tribunale Sciaraitico” e “Giustizia Islamica in Italia”, che secondo i promotori dell’iniziativa giudiziaria configurerebbero il rischio di un sistema giuridico parallelo a quello statale. I sostenitori dell’azione intrapresa dall’avvocato Minutillo considerano la sua segnalazione come un atto necessario a tutela dei principi costituzionali italiani e della supremazia del diritto secolare su precetti di natura religiosa. Secondo questa prospettiva, la previsione regolamentare secondo cui il diritto italiano interverrebbe solo in via sussidiaria per le questioni non regolate dalla Shari’a rappresenterebbe un’inversione delle fonti del diritto inammissibile all’interno del territorio nazionale. La tempestività dell’azione legale viene quindi elogiata dalle forze politiche conservatrici e sovraniste come un argine a difesa dell’identità giuridica e della sovranità dello Stato. Al centro dell’esposto vi sono, prima ancora di qualsiasi valutazione, le parole e gli atti pubblicati sul sito. «Il primo dato che ho ritenuto doveroso sottoporre alla Procura – dichiara Minutillo – è che non siamo noi a chiamarlo tribunale islamico. Sono loro a utilizzare nel Regolamento, sistematicamente, la denominazione “Tribunale Sciaraitico”. E non siamo noi ad attribuire alla loro attività la formula di “Giustizia Islamica in Italia”: è esattamente così che si presentano sulla homepage del loro sito». La Camera si definisce un’istituzione destinata a risolvere controversie civili e commerciali «in conformità con i principi della Shari’a, ossia la legge Islamica», affermando che i propri arbitri sarebbero qualificati tanto nel diritto secolare quanto nelle dottrine sciaraitiche. Lo stesso sito rivolge espressamente il servizio alle persone di fede musulmana, sostenendo che l’arbitrato secondo Shari’a consentirebbe di allineare la soluzione dei conflitti agli «imperativi religiosi e della comunità». «Questo è un punto che va letto con grande precisione – prosegue Minutillo – perché il tema non è la fede islamica e non è neppure la possibilità, astrattamente legittima, di ricorrere all’arbitrato. Il tema è capire quale sistema sia stato concretamente costruito. Sul sito si parla di “Giustizia Islamica in Italia”; nel Regolamento si parla di “Tribunale Sciaraitico”; e le regole destinate a decidere la controversia vengono individuate innanzitutto nella Shari’a. Il Regolamento stabilisce infatti che il procedimento sia ispirato ai «canoni di diritto processuale della Shari’a» e che, quando gli arbitri decidono secondo diritto, debbano applicare «i precetti della Shari’a comuni alle nazioni islamiche». Qualora le parti abbiano cittadinanza comune in un Paese che includa la Shari’a nel proprio ordinamento, questa deve essere applicata nella forma in cui viene interpretata e applicata in quel Paese. Il diritto italiano viene poi richiamato «per le situazioni e le questioni non regolate dalla Shari’a». Dall’altro lato della controversia, il fondatore dell’organismo, l’avvocato e docente di Diritto Internazionale Omar Vanin, ha respinto le accuse respingendo l’idea di voler esercitare una giustizia alternativa. Vanin ha chiarito che l’associazione opera nell’alveo della legittima autonomia privata e degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie previsti dal codice di procedura civile italiano, analogamente a quanto avviene per altri modelli arbitrali confessionali o commerciali già attivi in Europa. A seguito dell’esposto, la Procura di Padova ha aperto un fascicolo conoscitivo, senza indagati né ipotesi di reato, per svolgere i doverosi accertamenti sulla conformità statutaria della camera arbitrale. La vicenda rimane un nodo centrale nel confronto sul pluralismo culturale e i limiti invalicabili dell’ordinamento giuridico della Repubblica.

“Il recente esposto presentato alla Procura della Repubblica dall’avvocato Francesco Minutillo, esponente di Futuro Nazionale, ha sollevato un acceso dibattito…”

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