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CRONACA

MODENA, UNA MADRE DENUNCIA: «A SCUOLA SAREBBERO STATE GIUSTIFICATE LE VIOLENZE DI PIAZZA». LA REDAZIONE: «VOGLIAMO CONDANNARE IL PECCATO, NON IL PECCATORE»

Un’aula di scuola primaria non è una piazza, non è un talk show e non è un feed di un social network. È, per definizione, il luogo in cui si sedimentano le basi della convivenza civile, il laboratorio in cui bambini di età inferiore ai dieci anni iniziano a tradurre la complessità del mondo esterno […]

Cesare Barone
Cesare Barone
23 ott 2026 · 3 min lettura · 3 views
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Un’aula di scuola primaria non è una piazza, non è un talk show e non è un feed di un social network. È, per definizione, il luogo in cui si sedimentano le basi della convivenza civile, il laboratorio in cui bambini di età inferiore ai dieci anni iniziano a tradurre la complessità del mondo esterno in coordinate di valore. Per questo motivo, la segnalazione giunta alla nostra redazione riguardo a una presunta giustificazione di episodi di violenza da parte di un’insegnante durante una lezione a Modena non può essere derubricata a mero aneddoto, né deve essere trasformata nell’ennesimo pretesto per una caccia alle streghe. La decisione di questa testata di tutelare l’anonimato dell’istituto e del corpo docente risponde a un preciso imperativo deontologico: rifiutare la logica del tribunale mediatico per rimettere al centro della discussione la funzione della scuola pubblica. In un’epoca dominata dalla polarizzazione, la cronaca deve farsi occasione di riflessione collettiva, separando il fatto in sé – ancora da verificare nelle sedi opportune – dal principio universale che esso interroga. Il primo elemento di cautela impone di ricordare che ci muoviamo sul terreno di una testimonianza indiretta, filtrata dalla percezione di un minore. Chiunque frequenti il mondo dell’infanzia sa quanto la traduzione della realtà da parte di un bambino possa risentire di omissioni involontarie o di interpretazioni letterali di concetti complessi. Non sappiamo quali parole esatte siano state pronunciate, né quale fosse l’intento pedagogico originario. Tuttavia, il nodo cruciale risiede proprio qui: nella responsabilità del linguaggio. Più gli interlocutori sono giovani, più il peso specifico di ogni singola affermazione del docente si amplifica. L’insegnante, nell’esercizio delle sue funzioni, non rappresenta se stesso o le proprie legittime convinzioni personali, ma lo Stato e i valori costituzionali. Nessuno chiede una scuola asettica o indifferente ai traumi e alle tensioni che attraversano il Paese. Al contrario, l’educazione civica trae linfa dal dibattito presente. Il diritto di manifestare, la libertà di esprimere il dissenso e la contestazione delle scelte politiche sono pilastri di qualsiasi democrazia sana, tutelati dall’Articolo 21 della nostra Costituzione. Giustificare, anche solo implicitamente, la violenza come strumento di pressione politica significa abdicare al compito primario dell’istruzione: insegnare che il conflitto si risolve attraverso il diritto, la parola e la partecipazione democratica, mai attraverso la forza bruta. La richiesta di chiarezza avanzata da questa redazione non è l’invocazione di una punizione sommaria. Saranno, eventualmente, le autorità scolastiche e i canali istituzionali a fare luce sull’accaduto, garantendo il diritto di replica e l’ascolto di tutte le parti coinvolte, in un clima di necessaria serenità. La nostra scelta di “condannare il peccato e non il peccatore” vuole essere un segnale culturale. Il giornalismo non deve necessariamente demolire la vita di un singolo individuo per denunciare una stortura di sistema. Sollevare il problema significa proteggere la scuola stessa, ricordando a tutti i soggetti coinvolti – famiglie, insegnanti, istituzioni – che l’alleanza educativa si fonda sulla fiducia reciproca e sul rispetto rigoroso dei confini democratici. La scuola rimanga un luogo di crescita, protetto dalle tossine della polarizzazione ideologica e della violenza, sia essa di piazza o mediatica. La nostra redazione è disponibile a fornire tutti gli elementi d’indagine necessari su richiesta del Ministero dell’Istruzione e di tutti gli organi competenti in materia.

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