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CRONACA

IL CONTAGIO DEL FANATISMO DIGITALE TRA I GIOVANI: OLTRE L’ALLARME SERVE UNA SVOLTA EDUCATIVA

Il campanello d’allarme che risuona nelle ultime ore tra le aule scolastiche dell’Emilia Romagna non può e non deve essere ignorato. La nostra esclusiva scoperchia un vaso di Pandora digitale che mette i brividi: chat private tra studenti che contengono espliciti riferimenti ad armi, violenza e potenziali azioni organizzate. I focolai di questa inquietante ragnatela […]

Cesare Barone
Cesare Barone
17 ott 2026 · 2 min lettura · 2 views
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Il campanello d’allarme che risuona nelle ultime ore tra le aule scolastiche dell’Emilia Romagna non può e non deve essere ignorato. La nostra esclusiva scoperchia un vaso di Pandora digitale che mette i brividi: chat private tra studenti che contengono espliciti riferimenti ad armi, violenza e potenziali azioni organizzate. I focolai di questa inquietante ragnatela virtuale sarebbero già stati individuati a Modena e Parma, ma l’ombra del fenomeno si allarga minacciosa su tutta la regione. Non siamo di fronte alle classiche bravate da adolescenti o a semplici sfoghi goliardici, ma a comunicazioni strutturate che sollevano interrogativi gravissimi sulla sicurezza all’interno dei nostri istituti. Il confine tra il disagio giovanile e la pianificazione di atti violenti rischia di farsi drammaticamente sottile se nessuno interviene a tracciare una linea netta. Le istituzioni, i dirigenti scolastici e le forze dell’ordine hanno il dovere morale e civile di attivare verifiche immediate e approfondite. È fondamentale accertare la reale portata e la concretezza di queste minacce prima che lo scenario virtuale si trasformi in realtà. In un’epoca in cui il web e le applicazioni di messaggistica fungono da amplificatori di rabbia e radicalizzazione tra i più giovani, la prevenzione non è più un’opzione: è un obbligo. Il mondo degli adulti – scuola e famiglie in primis – deve uscire dal torpore e vigilare. Questa allerta non può cadere nel vuoto. Il Governo e la magistratura devono stringere le maglie della legge sulla responsabilità genitoriale (la cosiddetta culpa in educando). Solo toccando il portafoglio e richiamando gli adulti ai loro doveri penali si potrà spezzare questa catena di indifferenza. Se un figlio manifesta tendenze violente o eversive tra le mura domestiche o nel palmo della sua mano, la famiglia ha l’obbligo di accorgersene, intervenire ed, eventualmente, chiedere aiuto. Girarsi dall’altra parte significa essere complici. Ci auguriamo che chi di competenza faccia piena luce su quanto sta accadendo a Modena, e non solo, per fermare questa ondata di violenza che non fa altro che allarmare la popolazione e in particolare i genitori che mandano a scuola i propri figli. La nostra redazione seguirà scrupolosamente l’evolversi della situazione con l’auspicio che il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non sottovaluti tali episodi e adotti provvedimenti tangibili.

“Il campanello d’allarme che risuona nelle ultime ore tra le aule scolastiche dell’Emilia Romagna non può e non deve essere ignorato. La nostra esclusiva…”

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