I recenti e gravissimi episodi di cronaca che hanno sconvolto Modena – dalle sistematiche risse all’autostazione fino all’allarmante saccheggio di gruppo al supermercato di via Rainusso – non sono semplici emergenze di ordine pubblico. Rappresentano, al contrario, il sintomo evidente di un profondo fallimento educativo che chiama in causa, prima di ogni altra istituzione, la […]

I recenti e gravissimi episodi di cronaca che hanno sconvolto Modena – dalle sistematiche risse all’autostazione fino all’allarmante saccheggio di gruppo al supermercato di via Rainusso – non sono semplici emergenze di ordine pubblico. Rappresentano, al contrario, il sintomo evidente di un profondo fallimento educativo che chiama in causa, prima di ogni altra istituzione, la famiglia e i genitori. Quando decine di minorenni si danno appuntamento sui social per trasformare una razzia in un trend digitale, muovendosi con una logica da branco e un totale senso di impunità, significa che a monte è crollato il primo e più importante argine: il controllo e la guida etica delle mura domestiche. Se le forze dell’ordine e la scuola si trovano a gestire gli effetti di questa deriva, la causa primaria risiede in famiglie incapaci di esercitare il proprio ruolo emotivo e normativo. La stigmatizzazione della figura genitoriale in questo contesto si articola su argomentazioni specifiche dall’analfabetismo digitale alla giustificazione e cultura dell’impunità alla delega educativa totale. I ragazzi pianificano reati da smartphone acquistati e pagati dai genitori. La totale assenza di vigilanza sulla vita digitale dei figli dimostra una disattenzione imperdonabile. Mandare un figlio a scuola significa anche interessarsi di come si comporta fuori dall’aula, monitorando i segnali di disagio o di devianza. Troppo spesso, davanti alle scorribande dei figli, la reazione protettiva dei genitori si traduce nel minimizzare (“sono bravi ragazzi”, “è solo una bravata”). Questo atteggiamento cancella il principio di responsabilità e legittima la percezione dei ragazzi di essere intoccabili di fronte alla legge. La famiglia ha abdicato al compito di insegnare il rispetto del bene pubblico, del lavoro altrui (come quello dei dipendenti del supermercato terrorizzati) e delle regole basilari della convivenza civile. La scuola e la comunità non possono sostituirsi a padri e madri che rinunciano a dire i “no” necessari. Il saccheggio del supermercato e le violenze all’autostazione non sono figli della povertà economica, ma di una devastante povertà educativa. I primi a dover rispondere di queste ferite inferte alla città non sono i ragazzi accecati dai “like” sui social, ma i genitori che ne hanno tollerato, ignorato o giustificato la crescita allo sbando. Senza un’assunzione di responsabilità dura e immediata all’interno delle case modenesi, nessuna misura di sicurezza o pattugliamento potrà mai bastare.
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